Valle d’Aosta, Il presidente Fosson indagato con gli assessori Viérin e Borrello per voto di scambio

Antonio Fosson, presidente della giunta della Valle d’Aosta, è indagato per scambio politico elettorale mafioso nell’ambito di un’indagine svolta dai carabinieri del nucleo investigativo del Gruppo Aosta sul condizionamento, da parte della ‘ndrangheta, delle elezioni regionali svoltesi nel 2018. Per lo stesso reato sono indagati anche gli assessori regionali Laurent Viérin (turismo e beni culturali), ex presidente della Regione, e Stefano Borrello (opere pubbliche), e il consigliere regionale Luca Bianchi. Questi ultimi tre sono già stati interrogati dagli inquirenti.

Il procedimento penale è in carico alla procura di Torino – Direzione Distrettuale Antimafia. Tra le carte prodotte dai carabinieri nell’indagine il nome di Fosson – 68 anni, medico, già Senatore della Repubblica e con incarichi assessorili negli anni passati – viene citato più volte per alcuni contatti avuti con personaggi considerati vicini ai fratelli Di Donato, considerati a capo della “locale” di ‘ndrangheta operante in Valle d’Aosta. Fosson, in virtù delle prerogative dello Statuto speciale di autonomia, riveste oltre al ruolo di presidente anche le funzioni di prefetto.

Fosson, sapeva di essere indagato per scambio elettorale politico-mafioso quando, il 6 dicembre scorso, ha approvato – con il resto della Giunta – la richiesta di costituzione di parte civile dell’amministrazione regionale nel processo Geenna da cui deriva l’inchiesta Egomnia che lo vede coinvolto. Nell’esercizio delle funzioni prefettizie, il 21 novembre scorso Fosson aveva fatto sapere, intervenendo durante il Consiglio regionale, di aver trasmesso «da qualche giorno» al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese le due relazioni relative alle verifiche avviate nei comuni di Aosta e Saint-Pierre sull’eventuale sussistenza di forme di infiltrazione o di condizionamento mafioso. Verifiche che erano scattate a seguito dell’arresto di tre eletti nell’ambito dell’operazione Geenna Daniele Mammoliti, La Stampa.it

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