Torino, Il boss assassino in libertà dopo 23 anni: per i giudici Marando è ancora pericoloso

E’ uscito dal carcere da pochissimo tempo dopo 23 anni ininterrotti di reclusione, ma non c’è pace per Domenico Marando, 53 anni, solido boss della ‘ndrangheta originario di Platì ma cresciuto a Volpiano, che nei giorni scorsi si è visto notificare dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) una lunga (cinque anni) sorveglianza speciale perché considerato «pericoloso».

Marando aveva terminato di scontare una lunghissima condanna per la mattanza di cui si era reso responsabile nel 1997, passata alle cronache come la «strage di Volpiano».

In una cascina di proprietà della potente famiglia mafiosa, in via Lombardore, erano stati uccisi la sera dell’1 giugno, Antonio e Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso. I cadaveri non furono mai ritrovati. Per quel delitto, che ricorda i gialli di Simenon, soltanto due persone sono state condannate: Marando appunto, e Giuseppe Leuzzi (deceduto). «Su Marando – scrive il giudice che ha accolto la proposta della Dia di Torino sostenitrice dell’attuale pericolosità del boss – si assiste all’assenza di alcun distacco dall’ambiente malavitoso».

Durante la detenzione Marando, fratello del defunto boss Pasqualino re del traffico di cocaina, ha incontrato – e intrattenuto rapporti epistolari – con fior di ‘ndranghetisti «e persone gravate anche da accuse di omicidio». Aggiunge il giudice: «Non si è mai dissociato dalla ‘ndrangheta, anzi ha manifestato nel tempo attuale disponibilità a rapportarsi con persone inserite in circuiti criminali di una certa gravità».

Tra queste Antonio Agresta considerato uno dei reggenti della ‘ndrangheta in Piemonte e il fratello Saverio Agresta padre del collaboratore di giustizia Domenico, Alessandro Figliomeni affiliato di rilievo alla ‘ndrina Commisso, Domenico Papalia a capo dell’omonimo gruppo di ‘ndrangheta di base a Milano e Rocco Trimboli della ‘ndrina Trimboli-Marando di Volpiano Resta da dire che Marando si è recentemente fidanzato (dopo la separazione dalla precedente moglie) con una donna, a sua volta collegata a pregiudicati da vincoli di parentela. Si era trasferito a Roma dove vive suo fratello Rosario pluripregiudicato ed elemento di spicco della ‘ndrangheta per poi riparare a Corsico, nel Milanese, altro comune gravemente infiltrato dalle consorterie criminali. Le sue rassicurazioni valgono comunque: «Ho imparato dal passato – ha spiegato – non voglio commettere gli stessi errori mai più». Solo il tempo potrà confermare i propositi. I giudici lo sottolineano: «Non risulta neppure che il breve tempo trascorso dalla data di scarcerazione abbia comprovato un radicale mutamento di Marando nella sua vita». La Stampa

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