Presentato all’USI l’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata

“Le mafie italiane rappresentano attualmente una minaccia considerevole per la Svizzera”. Nel dicembre del 2019 il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha lanciato l’allarme: anche in Svizzera, come in molti altri Paesi, le organizzazioni criminali – come la ‘ndrangheta calabrese – operano da tempo e nei più svariati ambiti. Un fenomeno tanto radicato quanto discreto, con caratteristiche come l’ermeticità della struttura e la capacità di mimetizzarsi perfettamente nel tessuto sociale che consentono a queste organizzazioni di operare ed espandersi. Per gli inquirenti il compito è più che mai arduo, e tra l’opinione pubblica quello delle mafie è ancora percepito – a torto – come un problema lontano dalla nostra realtà. 

Di qui l’idea di creare il primo Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata (O-TiCO). Il centro di competenze, sviluppato in collaborazione con la Radiotelevisione svizzera (RSI), è attivo dal 1° gennaio scorso all’interno dell’Istituto di diritto dell’USI (IDUSI, diretto dalla Prof.ssa Federica De Rossa). La Dott.ssa Annamaria Astrologo è la responsabile accademica dell’Osservatorio, il giornalista RSI Francesco Lepori il responsabile operativo. 

Il nuovo Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata è stato presentato ufficialmente mercoledì 12 maggio 2021, con una conferenza stampa tenutasi nell’Aula magna del Campus Ovest dell’USI a Lugano. Durante l’evento sono state presentate le attività dell’Osservatorio – dalla ricchezza dell’archivio alle potenzialità per la ricerca all’organizzazione di eventi divulgativi – dando ampio spazio alle prospettive delle autorità attive nella lotta alla criminalità organizzata. All’evento di presentazione hanno partecipato, tra altri e in presenza, Nicoletta della Valle (capo dell’Ufficio federale di polizia), Thomas Ferrari (capo della Polizia giudiziaria del Canton Ticino) e Sergio Mastroianni (Procuratore federale).

Il centro ha sede nel Campus Ovest dell’USI a Lugano e offre a studenti e ricercatori la possibilità di consultare il proprio archivio, che contempla una raccolta dagli anni Settanta del secolo scorso degli atti giudiziari delle inchieste legate al Ticino, e dal 2010 degli atti giudiziari delle inchieste riguardanti il resto della Svizzera. Le vicende repertoriate fino ad ora sono quasi un centinaio, per un totale di oltre 400 nomi. Ogni dossier è composto da atti giudiziari, articoli di stampa, servizi televisivi e radiofonici, fotografie e altro materiale. È disponibile sia in versione digitale sia in forma cartacea. Una simile banca dati consente approfondimenti scientifici sulle dimensioni e le caratteristiche del fenomeno e la costruzione di progetti di ricerca nel contesto nazionale e internazionale. 

La lotta alla criminalità organizzata è un tema di grande interesse sociale ma è un tema anche nel quale è fondamentale l’approfondimento mediante il rigore della ricerca scientifica“, spiega la Dott.ssa Astrologo. “Inoltre, è importante che l’Osservatorio sia dentro la nostra Università, poiché diventa l’espressione concreta di quel legame tra diritto e società nel quale l’Istituto di diritto dell’USI crede fermamente e che costituisce una delle missioni della nostra Università“.

L’Osservatorio punta anche a organizzare diverse attività di carattere formativo e divulgativo destinate, da una parte, a individuare le questioni problematiche di carattere sostanziale e processuale, offrendo al contempo possibili soluzioni in una prospettiva di riforma normativa e, dall’altra, a promuovere nella popolazione, e soprattutto nei giovani, la conoscenza del tema e l’educazione alla legalità. Il primo di questi appuntamenti è fissato per il 16 settembre prossimo, nel quadro dei festeggiamenti per il 25esimo dell’USI, con un convegno intitolato “Tracce della criminalità organizzata in Ticino tra passato e presente“, in cui interverranno come relatori Alessandra Cerreti della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e Roy Garré, Presidente della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale.  Comunicato stampa Università della Svizzera Italian

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