‘Ndrangheta, stroncati gli affari della “locale” di Viadana

Nell’operazione Gemelli, 19 persone indagate e sequestri per un milione e mezzo

Era il 2006 quando due ‘ndranghetisti in erba si vantavano al telefono con un esponente calabrese della criminalità organizzata invitato a trasferirsi al Nord: “Qua Viadana è nostro. Ora ci possono prendere 30 anni, 50 anni o l’ergastolo, ma Viadana è il nostro…”. Quindici anni dopo, questa mattina, polizia di Stato e Guardia di Finanza hanno sequestrato i patrimoni aziendali di quattro società di autotrasporti per circa 1,5 milioni di euro nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Crotone. Le società sono ritenute facenti capo alla “locale” autonoma di ‘ndrangheta operante a Viadana e affiliata alla famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto. L‘operazione “Gemelli” è stata coordinata dai Sostituti Procuratori Paolo Savio e Claudia Moregola, della Dda della Procura della Repubblica di Brescia, permettendo di far luce sull’infiltrazione e sul radicamento della criminalità organizzata nel tessuto economico del Nord Italia, in particolare nei settori dell’autotrasporto ed immobiliare delle province di Mantova e Reggio Emilia. Il nome dell’operazione fa riferimento  alle realtà di Viadana e Brescello (Reggio Emilia), “gemelle” per la presenza di cosche della ‘ndrangheta sul territorio secondo quanto ricostruito dagli inquirenti.

In particolare, agenti e militari hanno eseguito quindici perquisizioni a carico di altrettante persone fisiche e il sequestro preventivo d’urgenza di attività economiche per un valore totale di circa 1.500.000 euro, appunto, in parte reinvestimenti della “locale”‘, quote sociali nonché patrimoni aziendali di quattro rilevanti società di autotrasporti, aventi sede nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Crotone e riconducibili al sodalizio, sette fabbricati, tre terreni e quattordici automezzi. Le investigazioni hanno avuto ad oggetto un’associazione per delinquere ‘ndranghetista di soggetti originari di Isola di Capo Rizzuto o comunque del crotonese che si sono da tempo stanziati nel mantovano e che hanno promosso e organizzato una cosca di ‘ndrangheta, che ha gestito per anni il territorio di Viadana.

Sono 19 le persone indagate. Tra i coinvolti ci sono cinque esponenti della famiglie Riillo due della famiglia Pugliese oltre all’ex assessore a Viadana Carmine Tipaldi. Proprio Tipaldi, con altri otto coinvolti, è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. “E’ il punto di riferimento anche politico per l’organizzazione” scrivono i pm Paolo Savio e Claudia Moregola nelle 216 pagine di decreto di sequestro preventivo. Le ditte di autotrasporto sotto la lente sono: la P.R Trasporto srl, la S.G Trasporti, la Viadana Immobiliare, tutte di Viadana, nel Mantovano, e la Feril costruzioni srl di Reggio Emilia.  Un collaboratore di giustizia sentito durante le indagini in merito alla famiglia Riillo ha detto che “quando sono arrivati a Viadana i Riillo hanno intrapreso un’attività di autotrasporti, riciclando denaro del clan Arena”. Un secondo collaboratore sulle attività invece della famiglia Grande Aracri ha spiegato ai magistrati: “Questi sono partiti da Cutro che erano senza soldi. Erano alla fame. Ora girano col Ferrari”.

Con il provvedimento i pm Paolo Savio e Claudia Moregola hanno disposto anche il sequestro di 447mila euro “nelle disponibilità di Francesco, Pietro e Pasquale Riillo e Antonio Asti”. Un commercialista di Brescia è stato nominato amministratore giudiziario delle società sottoposte a sequestro.

L’indagine di polizia giudiziaria ha permesso di accertare che, a partire dalla fine degli anni ’90, alcuni soggetti originari di Isola capo Rizzuto si sono trasferiti appositamente in provincia di Mantova con il fine di riciclare ingenti somme di denaro reinvestendole, principalmente, in aziende attive nel trasporto di merce su gomma ed operazioni immobiliari. Proprio il settore degli autotrasporti è stato pesantemente condizionato dalla costituzione di un vero e proprio cartello tra imprese e dal ricorso sistematico a pratiche illegali. Tra le condotte illecite del sodalizio, anche delitti tributari quali l’omessa dichiarazione, l’occultamento o distruzione di documenti contabili e la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. I soggetti, pienamente consapevoli delle condotte delittuose poste in essere e prevedendo di poter essere colpiti da sequestri hanno provveduto, nel corso del tempo, a intestare fittiziamente beni e quote societarie a terzi, trasferendo in modo fraudolento tali valori anche appartenenti al proprio nucleo familiare. Il Giorno

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