‘Ndrangheta, Prcesso Infinito: Il boss Manno è fuori dalla cella Ai domiciliari il resto della pena

Il sessantenne condannato nell’inchiesta “Infinito” deve scontare 4 anni e mezzo per una rapina aggravata

È stato scarcerato Francesco Manno, l’ex presunto boss della ‘ndrangheta pioltellese sconterà agli arresti domiciliari la condanna per associazione di stampo mafioso e rapina aggravata. Il sessantenne capostipite della famiglia Manno – coinvolto nella famosa maxi operazione Infinito, che nel 2010 scoperchiò il vaso del sistema delle Locali ‘ndrine e portò all’arresto di 154 persone in Lombardia e 156 in Calabria – era stato condannato a 13 anni e 6 mesi per associazione di stampo mafioso e rapina aggravata. Manno ha già scontato al carcere di Opera i 9 anni per l’associazione a delinquere di stampo mafioso del processo Infinito, ora dovrà scontare ai domiciliari i 4 anni e 6 mesi per la rapina aggravata consumata nel 2002. E potrà scontarli a Pioltello, dove l’uomo è ancora residente.

A deciderlo è stato il Tribunale di sorveglianza di Milano, che ha contestualmente respinto la sua richiesta di affidamento e differimento dell’esecuzione della pena. L’istanza era stata presentata dall’avvocato Mirko Perlino, anche sulla base della patologia cronica dell’ex presunto boss. Proprio nel dicembre 2020 Manno è stato riscontrato positivo al Covid, “mantenendosi asintomatico – si legge – in tutto il periodo di isolamento sanitario”. Il Tribunale ricorda poi che non ha potuto dare seguito alla richiesta di affidamento con disponibilità al lavoro in una officina di Corsico, perché la “circostanza è poco conciliabile con le accertate difficoltà visive” di Manno “verosimilmente correlate alla patologia diabetica e una sospetta artrite di Horton”

I giudici – Mariateresa Gandini (presidente), Gaetano La Rocca, Faraglia Benedetta e Luigi Colaianni – hanno comunque respinto la richiesta di detenzione domiciliare ordinaria, disponendo invece indicazioni precise: “Non potrà allontanarsi da casa se non con l’autorizzazione del magistrato di sorveglianza, assentarsi dal domicilio solo in caso di udienza e permettere l’accesso alle autorità di vigilanza ogniqualvolta richiesto”. Patrizia Tossi, Il Giorno

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