‘Ndrangheta in Toscana: le cosche nelle concerie e al porto di Livorno. Indagato il capo di gabinetto di Giani

Tra gli indagati anche la sindaca di Santa Croce sull’Arno. Sono 23 gli arrestati. Gli scarti della lavorazione della pelle per costruire una strada

Ventitré arresti, sequestro preventivo di beni per circa 20 milioni di euro. Un lotto di una strada, la nuova 429 bis nell’Empolese, costruita con dentro i rifiuti, concerie sotto accusa e traffico di cocaina. È il bilancio di una maxi operazione dei carabinieri in Toscana in relazione a 3 indagini collegate tra loro in materia di inquinamento ambientale, narcotraffico internazionale, estorsione ed illecita concorrenza. Tre filoni che hanno in comune un aggravvante: il coinvolgimento con potenti cosche di ‘Ndrangheta. 

Tra gli indagati anche esponenti politici e dirigenti di enti pubblici, come il capo di gabinetto della Regione Toscana, Ledo Gori e la sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda. Deidda è accusata di associazione a delinquere. Perquisizioni anche in alcuni uffici della Regione Toscana.

ARRESTI E INDAGATI NEL SETTORE CONCIARIO L’operazione, denominata “Keu”,  ha disarticolato un sistema di gestione illecita dei rifiuti del comparto conciario, che vedeva anche la partecipazione di imprenditori contigui a cosche di ‘ndrangheta. Sei gli arresti e 7 i provvedimenti interdittivi. Nell’ambito del blitz sono state eseguite anche perquisizioni e sequestri. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere aggravata all’agevolazione mafiosa, alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti all’inquinamento ambientale ed all’impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

L’indagine, che con 19 indagati, è iniziata a maggio 2018 e ha riguardato la gestione dei rifiuti, specificamente dei reflui e dei fanghi industriali, prodotti nel distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Gli investigatori hanno così scoperto “un vero e proprio sistema che vede coinvolti l’Associazione Conciatori di Santa Croce ed alcuni singoli consorzi”. Il comparto industriale della concia delle pelli, viene spiegato, rappresenta “un settore di particolare rischio ambientale per la produzione di rifiuti, la cui gestione illecita provoca conseguenze in termini di contaminazione dei corpi recettori nei quali vengono recapitati gli scarichi, ma anche contaminazione dei suoli nei quali vengono riutilizzati i rifiuti, fittiziamente recuperati o sottoposti a procedure di gestione insufficienti”.

Le indagini hanno messo in luce come “il meccanismo costruito negli anni, che avrebbe dovuto assicurare un riciclo praticamente totale dei rifiuti prodotti dal comparto, con un conferimento in discarica sostanzialmente residuale, di fatto non raggiunge il risultato di ottenere un ciclo che recupera i rifiuti efficacemente e lecitamente”. In particolare è emerso che i rifiuti derivanti dal trattamento dei fanghi della depurazione degli scarichi delle concerie trattati dal complesso industriale Aquarno, e denominati Keu, consistevano in ceneri che presentano concentrazioni di inquinanti tali da non poter essere riutilizzati per recupero in attività edilizie di riempimento di rilevati o ripristini ambientali, come al contrario sembra avvenire.

Di particolare rilievo la circostanza che il titolare dell’impianto di trattamento abusivo dei materiali riciclati, Francesco Lerose, nell’Aretino, fosse in stretto contatto con ambienti di spessore criminale contigui alla cosca Gallace. Episodio, questo, che costituisce un rilevante collegamento investigativo tra l’indagine “Keu” e quella dai carabinieri del Ros denominata ‘Calatruria’ poichè – viene spiegato – attraverso la ditta del Mugello, Marino Cantini infiltrata da esponenti della cosca Gallace, è stato possibile ricostruire da parte del Ros il controllo del movimento terra nell’appalto del lotto V della Strada regionale 429 nell’Empolese con condotte estorsive, e contemporaneamente è stato possibile ricostruire da parte dei carabinieri forestali e dei carabinieri del Nucleo Ecologico la collaborazione fornita da Francesco Lerose alla ditta Cantini con la fornitura di ingenti quantitativi di rifiuti contaminati smaltiti abusivamente quale sottofondo o rilevato per le opere realizzate nell’appalto pubblico.

Altri due filoni di questa maxi inchiesta ha portato all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare, per un totale di 17 arresti che hanno colpito imprenditori legati alla cosca Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

Il primo filone è relativo all’ingente approvvigionamento di cocaina da parte della cosca calabrese e la successiva distribuzione in Toscana, nel cui ambito è stato arrestato un importante latitante della ‘ndrangheta, Francesco Riitano. Il secondo filone riguarda l’infiltrazione in Toscana della cosca Gallace nel settore del conferimento inerti attraverso il controllo diretto dall’azienda mugellana, Cantini Marino, la quale avrebbe condizionato la concorrenza locale, con l’imposizione della forza e della consorteria mafiosa, aggiudicandosi importanti commesse pubbliche a discapito di altre aziende di settore.

IL MOVIMENTO TERRA

È stato accertato che gli indagati controllavano il mercato del movimento terra (estorsioni e illecita concorrenza) in diverse province toscane, mediante attività estorsive e illecita concorrenza con violenza/minaccia, posto in essere da soggetti di vertice della storica impresa di settore Marino Cantini di Vicchio del Mugello per il tramite dell’impresario Graziano Cantini e del suo principale collaboratore Nicola Verdiglione, i quali – secondo gli inquirenti – “direttamente collegati a soggetti organici” al clan Gallace (Domenico Vitale e Nicola Chiefari) – hanno “scientemente sfruttato la forza della consorteria mafiosa per imporsi sul mercato del movimento terra/fornitura inerti a discapito di aziende concorrenti, ‘infiltrandosi’ di fatto in importanti commesse pubbliche in Toscana”.

Queste condotte illecite, ha spiegato il procuratore Creazzo, sono state poste in essere a carico di diversi imprenditori e tecnici di settore in relazione alla fornitura di materiale per i lavori da eseguire in un importante cantiere relativo ad un appalto milionario nella zona di Castelfiorentino-Empoli, le opere di completamento della variante alla strada regionale 429 di Val d’Elsa, nel tratto Empoli-Castelfiorentino (lotti V – IV). Allo stesso tempo sono stati riscontrati legami di comodo con la Pubblica Amministrazione aretina (Consorzio Bonifica Valdarno) per l’assegnazione diretta di lavori per importi contenuti (sotto soglia), su cui sono in corso approfondimenti investigativi. “Il rilevante compendio probatorio raccolto nel procedimento evidenzia – si legge nell’ordinanza del giudice che ha disposto le misure cautelari – al di là degli episodi clamorosi di intimidazione, un sodalizio tra gli indagati finalizzato ad acquisire il monopolio di attività economiche del settore cui opera la Marino Cantini srl, strettamente collegata alla Figlinese Inerti srl, nonchè (in maniera meno ‘scoperta’, dato lo spessore criminale dei suoi componenti) la Idrogeo srl (con la precisazione che rispetto a quest’ultima il quadro probatorio non può ritenersi esaustivo).

IL NARCOTRAFFICO

Quanto al narcotraffico internazionale, l’indagine ha portato al sequestro totale di circa 191 kg di cocaina (maggio 2017 – agosto 2019) nel cui contesto è maturato – sempre a cura dei carabinieri di Livorno e del Ros – la localizzazione e l’arresto del latitante Francesco Riitano (agosto 2019) individuato sotto falso nome a Giardini Naxos (Messina), in quanto destinatario di un provvedimento cautelare del gip del Tribunale di Milano (indagine “Area 51”), emesso a coronamento di un’indagine antidroga dei carabinieri di Milano e Ros. Il latitante è stato individuato grazie al suo solido legame con l’indagato Domenico Vitale, il quale lo incontrava periodicamente in località segrete come emerso nell’inchiesta. Il duo Riitano-Vitale rappresenta il vertice del gruppo, diretta emanazione della cosca Gallace: in questo filone investigativo è stata individuata una base logistica in provincia di Pisa, presso il capannone di uno degli indagati, utilizzato sia per stoccare grosse quantità di stupefacente che per occultare armi, parte delle quali venivano sequestrate lo scorso 7 gennaio dai carabinieri di Livorno in occasione di un’operazione – collegata alla inchiesta conclusa oggi – condotta dalla Dda di Cagliari, che ha portato all’arresto di Robertino Dessì (anche tra gli arrestati di oggi), in quanto organico ad un ulteriore gruppo criminale di matrice sarda specializzato in assalti a furgoni portavalori.

La sinergia tra i carabinieri di Livorno e Cagliari ha portato al sequestro, il 31 luglio 2020 a Cagliari, di un imponente quantitativo di armi ed esplosivo destinato agli assalti. Nel corso dell’odierna operazione, oltre agli arresti, sono state eseguite numerose perquisizioni anche a carico delle società del settore edile interessate a lucrare dalle condotte mafiose del gruppo smantellato in Toscana. Contemporaneamente è stata eseguita un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare per traffico di internazionale di sostanze stupefacenti a cura della Guardia di Finanza su mandato della Dda di Catanzaro nei confronti di esponenti della cosca Gallace. Il Tirreno

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