‘Ndrangheta in Piemonte, otto arresti: in manette l’assessore regionale Rosso

Arrestato della Guardia di Finanza l’assessore regionale Roberto Rosso, uno dei leader di Fratelli d’Italia in Piemonte, con l’accusa di aver chiesto voti ai clan della ‘ndrangheta per poter essere eletto nella maggioranza di centrodestra che sostiene il presidente Alberto Cirio.

Arrestato della Guardia di Finanza l’assessore regionale Roberto Rosso, uno dei leader di Fratelli d’Italia in Piemonte, con l’accusa di aver chiesto voti ai clan della ‘ndrangheta per poter essere eletto nella maggioranza di centrodestra che sostiene il presidente Alberto Cirio.

Tra le condotte contestate dalla procura, oltre all’associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fiscali per 16 milioni di euro, anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Rosso, stando alle accuse, si sarebbe rivolto ad affiliati alle cosche calabresi per conquistarsi un posto in Regione. 
L’indagine è condotta dai pm Paolo Toso e Monica Abbatecola. In mattinata Rosso si è dimesso da assessore regionale.

È stato possibile appurare come la consorteria  ‘ndranghetista attraverso due arrestati, Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, abbia manifestato la propria ingerenza  nelle elezioni regionali del 26 maggio 2019, nel corso delle quali ha stipulato un patto di scambio con il candidato della lista Fratelli d’Italia Roberto Rosso consistente nel pagamento di 15 mila euro in cambio della promessa di un pacchetto di voti.

I destinatari della misura cautelare
Tra i destinatari della misura cautelare Mario Burlò, 46 anni, di Moncalieri, imprenditore nel ramo del «Facility managment». Laureato in Scienze Politiche, è – da luglio 2019 – vicepresidente nazionale di Pmi, sigla con 200 mila iscritti. Ha fondato il consorzio di imprese OJ Solution con sede a Torino in via Arcivescovado ed è già stato eletto in passato presidente di Uni (Unione nazionale imprenditori). Il suo consorzio è main sponsor di numerose società sportive in Italia.

Il commento di Cirio

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio si dice «allibito per quanto accaduto. Una accusa di questo tipo è la peggiore per chi vuole rappresentare le istituzioni ed è totalmente incompatibile con il nostro modo di vedere la vita e l’impegno politico. Per questo ci auguriamo che Roberto Rosso possa dimostrare quanto prima la sua totale estraneità ai fatti e confidiamo pienamente nel lavoro della magistratura». Cirio ha aggiunto che «Roberto Rosso ha fatto pervenire le proprie dimissioni che ho prontamente accettato, avendo già fatto predisporre la sua revoca non appena verificata la notizia appresa dalla stampa. Come governo regionale, infatti, non possiamo accettare che esista alcuna ombra e più che mai su un tema come quello della lotta alla mafia e alla criminalità, che sono per noi un principio irrinunciabile e per il quale abbiamo voluto costituire per la prima volta in Piemonte una specifica Commissione permanente sulla Legalità. La mafia è il nemico, il male assoluto. E questo deve averlo ben chiaro chiunque voglia governare con me il Piemonte». Giuseppe Legato e Massimiliano Peggio, La stampa.it

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