‘Ndrangheta, il clan Molluso dietro i rifiuti nella cava di Zibido San Giacomo: trovato un libro mastro con vent’anni di traffici


Due arresti della Dda di Milano e dei carabinieri forestali. Nei guai il titolare dell’impianto il figlio di un boss. Le indagini partite dall’inchiesta Mensa dei poveri

C’era la ‘ndrangheta dietro lo smaltimento abusivo delle macerie edilizie nella cava Bonilauri di Zibido San Giacomo nell’hinterland sud di Milano. Sono finiti ai domiciliari Gianarnaldo Bonilauri, 72 anni, milanese, e Giuseppe Molluso, 42 anni, origini calabresi, e figlio di Giosofatto Molluso detto Gesu, boss 71enne originario di Platì (Reggio Calabria) ma residente a Buccinasco e già arrestato e condannato a 9 anni e tre mesi nella maxi inchiesta Infinito-Crimine.


L’indagine è nata da una costola dell’inchiesta sulla cosiddetta «mensa dei poveri» che nel maggio 2019 aveva portato in carcere, tra gli altri, l’imprenditore di Corsico Daniele D’Alfonso, considerato dagli investigatori della Dda di Milano strettamente legato ai Molluso. In particolare a Giuseppe titolare della Mg Lavori stradali e della Emmegi Lavori stradali, attive nel campo dell’edilizia. Nelle fasi finali dell’indagine i carabinieri avevano registrato il rapporto commerciale tra Molluso e Bonilauri, titolare della cava di Zibido. Qui secondo le accuse mosse dalla Dda nei confronti dei due imprenditori, sarebbero state smaltite illegalmente migliaia di tonnellate di macerie edilizie, equiparate a rifiuto, che anziché essere analizzate e trattate, venivano fatte passare per materiali privi di rischi e venivano rivenduti e riutilizzati nei cantieri. Secondo i carabinieri forestali del Nipaaf , guidati dal capitano Alessandro De Vivo, il giro d’affari solo nei primi mesi dell’anno è stato superiore ai 350 mila euro. Somma sequestrata (per equivalente) dal gip del Tribunale di Milano insieme alle quote delle due società e all’intera area della cava. Altre tre persone sono indagate. Durante le perquisizioni eseguite durante la mattinata di giovedì 5 maggio, i carabinieri hanno trovato un libro mastro dei rifiuti dove Bonilauri aveva annotato tutti i conferimenti in nero avvenuti dai primi anni Duemila. I due imprenditori sono accusati di traffico illecito di rifiuti con l’aggravante dell’articolo 7, ossia di aver agevolato l’associazione mafiosa.

Il sistema era semplice: l’obbligo di eseguire analisi e controlli sulle macerie veniva invece costantemente “bypassato” tramite una falsa classificazione dei rifiuti con codici riferiti a materiali inerti non pericolosi. Uno stratagemma che portava a notevoli risparmi in termini economici e di smaltimento. In sostanza si cambiavano i formulari che accompagnavano i materiali facendoli passare per tutt’altro. I carabinieri hanno inoltre monitorato una settantina di piccoli imprenditori che utilizzavano la cava per scaricare vari materiali, alcuni senza neppure avere la licenza per tali trasporti. Le intercettazioni hanno messo in luce chiaramente il sistema del cambio delle certificazioni: «“Ti ho già detto.. già spiegato.. 17.03.02 ma se porti quello ci vogliono le analisi chimiche è..».

« Scrivo cemento dai…» «È lo so però.. tanto scrivi lo stesso.. quello che hai sempre fatto… altrimenti dobbiamo fare le analisi.. quanta roba hai da portare?». In un’altra conversazione il titolare della cava, si lamenta che tra le macerie ricevute c’è la presenza di polistirolo e di averlo dovuto bruciare e di aver mandato le polveri sul lago di cava, e per questo chiede un sovrapprezzo: «A me crea un casino pazzesco perché poi vola va sul lago.. è un macello. …… ho dovuto metter lì due persone a staccare il polistirolo, bruciarlo poi va via col vento, mi va sul lago e mi viene fuori un danno della madonna…..Che visto che abbiamo visto che c’è il polistirolo, il 20 diventa 40 (euro a tonnellata, ndr)».

Oppure quelle in cui il titolare dell’impianto, conscio delle criticità dell’area, si preoccupa di non “andare sotto i riflettori” per questioni ambientali : «L’unica preoccupazione è di stare attenti… alla corretta situazione ambientale nostra. E basta. Questo è il discorso” “quando vengono magari qualche cosa fuori posto la trovi sempre». «Sì va be è chiaro». «Eh questo è ovvio. Ora.. l’importante è non andare.. sotto i riflettori». Secondo gli investigatori «attraverso la fondamentale connivenza dell’impianto di destino si sarebbero determinati indebiti vantaggi per le società riconducibili alla criminalità organizzata in termini di costi di gestione dei rifiuti, che permettevano alle ditte riconducibili al sodalizio di stare sul mercato a prezzi più vantaggiosi dei concorrenti». Clan della ‘ndrangheta che continuano ad avere il (quasi) monopolio dei lavori di scavo e movimento terra. Cesare Giuzzi, Corriere.it

admin

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *