‘Ndrangheta a Viadana: riecco gli spettri di sette anni fa. E il Pd prova a schivare i veleni

I dem: «Certi di aver lavorato con trasparenza». Ma l’ex capogruppo Zanazzi lancia l’accusa: «Volevamo pulizia e fummo emarginati». Teveri: serve una nuova commissione antimafia

La notizia dell’operazione “Gemelli” si ripercuote sul dibattito politico viadanese. «Diverse indagini e le dichiarazioni del procuratore generale Dell’Osso – ricorda Alessandro Teveri, ultimo presidente della commissione consiliare antimafia – avevano già toccato il territorio viadanese, per cui certi esiti non sorprendono più di tanto».

Secondo l’inchiesta “Gemelli”, in effetti, una “locale di ‘ndrangheta”, affiliata alla famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto, ha avuto Viadana come base. «Si tratta – sottolinea in proposito l’ex consigliere comunale – di indagini lunghe e complesse, che vanno a ricostruire relazioni nascoste: per questo le forze dell’ordine vanno ringraziate».

L’operazione della Dda ha portato alla perquisizione di Carmine Tipaldi, ex consigliere comunale e assessore. «Non commento i nomi – dice Teveri – perché sarà compito eventualmente della giustizia attribuire un giudizio. Ma in generale mi sento di dire che è necessario tenere alta la guardia e continuare a promuovere iniziative per la sensibilizzazione di cittadini e imprese. Per questo auspico che la nuova amministrazione proceda al più presto con l’attivazione della nuova commissione antimafia».

«La mafia – interviene da parte sua il circolo Pd – è un cancro da estirpare. Non ci devono essere dubbi o sospetti di collusioni col sistema politico, per cui siamo contenti che si siano svolte indagini sul territorio, e speriamo che si riesca a fare chiarezza su tutti gli aspetti oscuri. Il territorio ha bisogno di tutti gli elementi, per capire sempre meglio certi fenomeni e costruirsi gli anticorpi». Il partito – di maggioranza quando Tipaldi era assessore – potrebbe finire nuovamente al centro delle polemiche per tale circostanza. «Noi siamo certi – assicura peraltro il direttivo dem – di avere lavorato bene, con trasparenza».

«Dal punto di vista politico – afferma Silvio Perteghella per la lista Viadana Democratica – ci siamo assunti responsabilità importanti in passato. Nel nostro comune abbiamo assistito al duplice omicidio Puca-Scida, irrisolto dal ’92, e a relazioni politiche e professionali con cui viadanesi doc hanno favorito la legittimazione sociale della ‘ndrangheta. Ma l’onestà resta un valore irrinunciabile. Abbiamo ancora molto da imparare, dal punto di vista culturale, per marginalizzare un fenomeno capace di condizionare intere comunità locali: per questo un ringraziamento e un invito a continuare vanno indirizzati ai pm della Dda di Brescia».

Qualche sassolino dalle scarpe se lo toglie Paolo Zanazzi, a suo tempo capogruppo consiliare Pd: «Quando si seppe dell’intercettazione “Viadana è il nostro”, diversi militanti e consiglieri Pd chiesero a Tipaldi di dimettersi da assessore, in attesa di chiarimenti per lui positivi. Contemporaneamente avviammo una riflessione sul tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia, nelle istituzioni, nei partiti. Per queste posizioni fummo violentemente combattuti e delegittimati politicamente. La militanza decennale di tanti uomini e donne venne azzerata e umiliata dal “capetto politico” di turno, venuto a Viadana per eliminare i presunti disturbatori. Paradossalmente, chi si preoccupava di salvaguardare l’immagine di Pd e amministrazione era stato silenziato dai vertici del partito: dirigenti provinciali e regionali, onorevoli mantovani. Le notizie di oggi dovrebbero far riflettere e anche un po’ vergognare qualcuno. Mi auguro si faccia al più presto chiarezza, anche per lo stesso Tipaldi. Mi viene ancora da domandarmi se le vittorie elettorali del centrosinistra furono davvero per il consenso “nostro”, per la nostra capacità di fare». Riccardo Negri, La Gazzetta di Mantova

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