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Mortara, maxi-incendio nell’azienda di rifiuti speciali Eredi Bertè: tre arresti per traffico illecito, riciclaggio e bancarotta fraudolenta

Posted on Ottobre 7, 2021Ottobre 7, 2021

Le indagini erano state avviate nel settembre del 2017 a seguito dell’incendio divampato nell’area di stoccaggio dell’area pavese: “Volevano ripulire a costo zero un impianto ormai ingestibile”. Gli accertamenti coordinati dalla Dda di Milano hanno portato alla luce “un sistema criminale” impegnato a massimizzare i profitti del traffico. Dopo l’incendio la società venne dichiarata fallita e i due gestor lavorarono per far sparire i capitali illeciti

Tre arresti e oltre 2 milioni di euro sequestrati. È il risultato di un’inchiesta di Guardia di finanza e Carabinieri forestali, coordinati dalla procura di Pavia, sull’incendio avvenuto nel 2017 all’interno dell’impianto di trattamento di rifiuti Eredi Bertè Antonino di Mortara. I magistrati ipotizzano a carico dei tre indagati svariati reati tra cui traffico illecito di rifiuti, incendio doloso, utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed autoriciclaggio. Sono stati sequestrati più di 2 milioni di euro tra cui disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed autoveicoli, ritenuti frutto dell’ingiusto profitto ottenuto attraverso il mancato pagamento delle spese di recupero e di smaltimento dei rifiuti ed il mancato versamento del tributo speciale regionale.

Le indagini erano state avviate nel settembre del 2017 a seguito dell’incendio divampato alla società Eredi Bertè e “hanno permesso di accertare – si legge nel comunicato delle Fiamme Gialle – innumerevoli illeciti, anche di natura ambientale, nonché la causa dell’incendio dei rifiuti stoccati nell’impianto di trattamento”. I successivi accertamenti coordinati dalla Dda di Milano hanno poi portato alla luce “un sistema criminale” impegnato a massimizzare i profitti del traffico illecito di rifiuti. In particolare, due degli arrestati, entrambi 54enni e gestori dell’impianto di smaltimento, “dopo aver ammassato indistintamente quintali di rifiuti pericolosi” li smaltivano senza alcuna operazione di trattamento o recupero, ottenendo profitti illeciti per circa 2 milioni. ilfattoquotidiano.it

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