Modena, la denuncia del sindaco blocca l’affare sulle sale slot del «boss di ‘ndrangheta»

L’inchiesta “Perseverance” parte dalla segnalazione di un primo cittadino accortosi di una pratica dietro cui si celava Giuseppe Grande Sarcone

Un affare milionario, l’ennesimo progettato dagli ambienti vicini alla ‘ndrangheta in Emilia Romagna. I processi “Aemilia” e “Grimilde”, conclusi con una cascata di condanne per vertici e affiliati alle cosche del Crotonese (e non solo), rendono l’idea delle trame criminali che hanno portato la criminalità calabrese ad investire in maniera decisa oltre i confini della regione.
L’ultimo accaduto, in ordine di tempo, è quello che proviene dalla denuncia di Gian Carlo Muzzarelli, primo cittadino di Modena dal 2014. Come emerge dalla ricostruzione della rivista Lavialibera, il sindaco ha respinto, bloccandolo sul nascere, un affare che ruotava attorno alla costruzione di una sala da gioco. Interessato principale sarebbe stato Giuseppe Grande Sarcone, «gravemente indiziato di essere uno degli attuali vertici dell’associazione di matrice ‘ndranghetista operante in Emilia», nonché fratello di tre uomini, Nicolino, Gianluigi e Carmine, già arrestati e condannati come esponenti della ‘ndrangheta nel processo “Aemilia”.
Da quella denuncia è partita l’operazione “Perseverance”, che lo scorso 12 marzo ha portato all’applicazione di 10 misure cautelari (gli indagati sono in tutto 29) in diverse province della penisola.
L’inchiesta non è che l’ultimo tassello di un puzzle molto più complesso. Le risultanze processuali hanno portato ad accertare lo storico radicamento nella regione dei potenti clan cutresi Grande Aracri e ai Dragone. Ma nel tempo sono diverse le inchieste che direttamente o meno hanno toccato l’Emilia Romagna coinvolgendo diverse cosche, dagli “Arena-Nicoscia” di Isola Capo Rizzuto fino ai Barbaro, gli Strangio e i Nirta di San Luca, i Bellocco di Rosarno e i Gallo di Gioia Tauro o i Muto di Cetraro. In “Perseverance” è arrivato anche l’arresto di Salvatore Muto, fratello di Luigi e di Antonio, condannati in appello per associazione mafiosa nel processo “Aemilia”. L’attenzione sul fenomeno era stata portata anche da altre inchieste, come “Black Monkey” dove nel frattempo è venuto meno il reato di associazione mafiosa.

L’affare del boss e i sospetti del sindaco

Dall’ordinanza emessa dal gip di Bologna a convalida delle richieste della procura distrettuale, emerge come Giuseppe Grande Sarcone avrebbe «sempre operato occultamente attraverso la strategia della fittizia intestazione di beni e quote societarie, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali». E proprio la vicenda venuta alla luce grazie alla denuncia del sindaco Muzzarelli è da considerarsi «esemplificativa non solo del tentativo di infiltrazione nel tessuto economico, ma anche di avvicinamento all’amministrazione comunale per ottenere un trattamento di favore». Com’era avvenuto proprio in “Black Monkey”, il canale di infiltrazione scelto dall’indagato sarebbe stato il settore dell’azzardo legale.
L’idea era quella di aprire una sala giochi. L’attività prodromica, la creazione di due società  intestate a dei “prestanome”. Attraverso i servizi forniti da un intermediario, accreditatosi come esperto di giochi e scommesse, entra in contatto con società del settore, funzionari e tecnici, compresa la proprietà dello stabile in cui la sala dovrebbe sorgere.
Nell’indagine emerge anche il ruolo di un geometra, secondo gli inquirenti pienamente consapevole di chi fosse Sarcone.
L’affare incontra due ostacoli: in primis di carattere burocratico, riguarda il deposito di un’errata pratica edilizia relativa allo stabile; il secondo, di carattere legislativo, dacché la struttura sorgerebbe a meno di 500 metri da un luogo (gli uffici di Equitalia) considerato “sensibile” dal regolamento comunale.
È proprio a questo punto che subentra la necessità di agganciare il primo cittadino attraverso un suo conoscente. Ma reso edotto della circostanza, Muzzarelli si rivolge subito al comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri, sventando l’affare.  
Il sindaco di Modena, tramite Avviso Pubblico, rete di cui la sua amministrazione è parte integrante, motiva la sua decisione, straordinaria nella sua ordinarietà: «La legalità per me è un valore, ringrazio la mia famiglia per l’educazione che ho ricevuto. Ma ringrazio anche la “buona politica”, nella quale sono cresciuto, e chi mi ha trasmesso il senso del rigore da perseguire quotidianamente nell’azione amministrativa». Corriere della Calabria

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