Le scelte della ‘ndrangheta alle Regionali valdostane: “Aiuti dalle cosche per vincere le elezioni”. I nomi tirati in ballo dalla Dda

«Un mare di m… sulla politica valdostana». Nonostante sia noto per il suo «aplomb» e il linguaggio forbito, in quest’occasione l’avvocato preferisce la sintesi «nazional-popolare». Parla delle 800 pagine di «risultanze investigative» dell’indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino sulle elezioni regionali del 20 maggio 2018 in Valle d’Aosta. E sulle politiche di pochi mesi prima. Materiale messo a disposizione degli avvocati dei 19 imputati nel processo «Geenna», indagine dei carabinieri sulla ’ndrangheta ai piedi del Monte Bianco. Duecentocinquanta pagine di «informativa» e oltre 600 di intercettazioni. Telefoniche e ambientali.

I nomi

Il primo, esce dalla bocca dell’avvocato Raffaele Della Valle, che assieme al collega Sandro Sorbara difende l’ex consigliere Marco Sorbara. Risponde alle domande di cronisti, in una pausa dell’udienza: «Gli investigatori scrivono che il presidente della giunta regionale Antonio Fosson abbia beneficiato dell’appoggio della ’ndrangheta nelle elezioni regionali del 2018. Ma se fosse così, sarebbe imbarazzante la costituzione di parte civile della Regione, attraverso il suo presidente Fosson». Già.

Ma in quelle 800 pagine, non c’è soltanto il suo nome. I difensori che le hanno già lette sono sbiancati. I carabinieri del Nucleo investigatori di Aosta hanno ricostruito l’«attività elettorale» della cosca in favore di svariati politici: il senatore Albert Lanièce; il candidato deputato e notaio Giampaolo Marcoz; il consigliere comunale proiettato verso Palazzo Deffeyes, Marco Sorbara; l’assessore regionale alle Opere Pubbliche, Stefano Borrello; il vicepresidente del gruppo consiliare regionale Alliance Valdôtaine, Alessandro Nogara; il «super-assessore» Laurent Viérin; il capogruppo Uv in Regione, Luca Bianchi; l’assessore alle Finanze Renzo Testolin. Tutti dell’aerea autonomista. E non è un caso. E’ la strategia del «locale» di ‘ndrangheta, la cosca Nirta-Di Donato, che sostiene candidati di più parti politiche. Nella terra del Casinò, la mafia gioca su più tavoli. Così, è sicura di portare a casa qualcosa. E come era già emerso in Geenna, non fa un passo (politico) senza chiedere il permesso dell’ex presidente Augusto Rollandin. O almeno, questa è la ricostruzione dei carabinieri e dei magistrati della Dda, ribadita dalle 800 pagine di questa seconda indagine sugli intrecci tra ‘ndrangheta e politica. Sostegno gratis? Per nulla. Secondo gli investigatori, il prezzo erano posti di lavoro, agevolazioni nelle pratiche amministrative.

I progetti

Per le politiche di marzo 2018, il ristoratore-boss Antonio Raso punta su Lanièce e Marcoz. In particolare, per il sostegno al notaio Marcoz interviene anche Monica Carcea, in ottimi rapporti con entrambi. E soprattutto, con l’ambizione di diventare sindaco di Saint-Pierre nelle elezioni comunali del 2020.

La cosca guarda avanti. Per fare un esempio, sostiene Laurent Viérin perché conosce il patto stretto con Bianchi e Testolin per allearsi con la Lega e prendere le redini della Regione. Certo, una volta eletti. Un «ribaltone» della «gestione Rollandin». Ma la ’ndrangheta gioca anche su quel tavolo. Sostiene pure l’«Imperatore». Non si sa mai. I voti sono come il denaro, non puzzano. Così, c’è la fila di politici che vogliono stringere la mano a Di Donato, l’uomo della ’ndrangheta. Come Pierluigi Marquis, già presidente della giunta regionale dopo la sfiducia a Rollandin nel marzo 2017. Vuole incontrare «l’uomo dei voti», ma lui lo liquida: «Non mi interesso di politica». Claudio Laugeri; La Stampa.it

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