Ecco come la ‘ndrangheta conquista l’autotrasporto del Nord

La DIA ha arrestato quattro persone affiliate a un clan calabrese. Tra loro il titolare di un’azienda di autotrasporto, utilizzata dalla mafia per conquistare il mercato tra Bergamo e Brescia, strappandolo ad altre aziende del territorio tramite minacce ed estorsioni

La strategia “commerciale” era di quelle convincenti: recarsi da un’azienda di autotrasporto concorrente invitandola – in modo molto poco garbato – a rinunciare a parte della propria clientela, a vantaggio di un’altra, in precedenza affiliata alla causa mafiosa. I protagonisti di questa vicenda sono un imprenditore bergamasco, sua moglie e due persone affiliate al clan degli Arena legato alla ‘ndrangheta e attivo a Isola di Capo Rizzuto (Crotone). Da mercoledì 10 febbraio sono tutti sottoposti a carcerazione su richiesta della Direzione Nazionale Antimafia di Brescia e Catanzaro con l’accusa di di estorsioneusurariciclaggio e autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta.

In realtà, questa operazione – definita «Papa» – era iniziata già da un paio di anni e aveva dato i primi frutti nel 2019, portando a 19 arresti fra la provincia di Bergamo e di Crotone in seguito alla scoperta di un sistema di estorsioni, sempre legato al mondo dell’autotrasporto, false acquisizioni societarie, fallimenti fraudolenti e fornitura di prestiti a tasso usuraio. Prima di conquistare il mercato con tecniche poco trasparenti, infatti, gli uomini del clan costituivano aziende di autotrasporto con il solo intento di riciclare denaro sporco, tanto da farle fallire una volta raggiunto lo scopo. Senonché dopo qualche stagione gli esponenti mafiosi hanno pensato che l’autotrasporto, oltre che lavanderia dei proventi illeciti, potesse essere anche un mercato da conquistare e controllare. A tal fine il clan, piuttosto che utilizzare proprie imprese e agire nel proprio territorio, ha guardato verso Nord, ha individuato nella provincia di Bergamo e Brescia un contesto economico particolarmente florido e qui, dopo aver scelto un’azienda di autotrasporto, ha trovato un alleato nel suo titolare. A quel punto, come detto, gli uomini del clan hanno costruito clientela – a modo loro – per l’azienda neo-affiliata.

La stessa indagine coinvolge anche altre regioni. Mentre infatti scattava l’arresto nel be

bergamasco, in altre parti del Nord Italia sono state condotte quindici perquisizioni e sottoposte a sequestro preventivo importanti società di autotrasporti e immobiliari per un valore di circa 1,5 milioni di euro. I beni sequestrati erano il frutto del reinvestimento di aziende attive in particolare a Viadana (Mantova), ma sempre affiliate alla famiglia Arena. Altri sequestri hanno interessato altre aree della provincia di Mantova, Reggio Emilia e Crotone.

Inutile aggiungere che infiltrazioni mafiose all’interno dell’autotrasporto, come quella appena descritta, creano non soltanto un problema di criminalità, ma vanno ad alterare le dinamiche concorrenziali del mercato a scapito di imprese di autotrasporto impegnate in modo onesto a far quadrare i conti. Uomini e trasporti

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