Covid e infiltrazioni mafiose, l’allarme della Commissione antimafia: «È un vero attacco allo Stato»

Allarme della Commissione parlamentare Antimafia: «Nell’emergenza pandemia aumentati i sistemi di credito paralleli, il riciclaggio attraverso piccole e medie imprese, forme di violenza e aggressione»

Le mafie in questa fase di emergenza Covid-19 stanno portando «un vero e proprio attacco allo Stato». È la forte denuncia della Commissione parlamentare antimafia nella relazione per la prevenzione e la repressione delle attività predatorie della criminalità organizzata durante l’emergenza sanitaria, approvata all’unanimità.

Il documento, relatore Paolo Lattanzio, elenca alcune modalità di questo attacco: «il tentativo di costruire un sistema del credito parallelo», «il sistema di riciclaggio capillare messo in piedi attraverso l’uso di medie e piccole imprese, come anche nel settore dei servizi», «la speculazione fortissima sui dpi, bene primario e strategico», la capacità «di strozzare ulteriormente l’economia e le casse dello Stato accumulando risorse e continuando ad esercitare forme multiple di violenza e aggressione».

Ma le mafie non si fermano e puntano, avverte la Commissione «a quegli “asset” che proprio in questa fase sono fondamentali per la ripresa del Paese: i suoi punti forti per la ricrescita, il sistema bancario e del credito, il patto sociale fra cittadini ed istituzioni».

Dunque, insiste l’Antimafia «l’allarme è e deve essere forte». Dunque «è importante per difendere l’economia legale» mettere in campo «operazioni di disvelamento dei modi con cui i gruppi criminali si appropriano delle imprese ed aumentano il controllo sociale sulle comunità». Ma è indispensabile, proprio parlando delle imprese in difficoltà preda dell’aggressione mafiosa, «considerare la dinamica dei lavoratori e delle lavoratrici».

E questo perchè «senza una presa in carico dei diritti e del rischio connesso alla perdita del lavoro, come ai rischi legati allo scivolamento dei lavoratori in nero nell’emisfero dell’illegalità, si rischia di avere una visione parziale». Anche perché, avverte ancora l’Antimafia, «in queste difficoltà le mafie hanno operato come welfare di prossimità, offrendo sussidi tramite anche la distribuzione di beni essenziali alle famiglie in difficoltà ed ottenendo così ulteriore consenso».

Ora questo «aiuto assicurato non dallo Stato ma dalle organizzazioni criminali», ha incrementato «il già forte malcontento favorendo il dissenso», addirittura col «tentativo spesso riuscito di fomentare la rivolta sociale, infiltrandosi in gruppi di cittadini in difficoltà e promuovendo disordine sociale». Ma ha anche creato «un pericoloso rapporto di gratitudine e dipendenza dalla criminalità organizzata, soprattutto tra i ceti sociali più vulnerabili, ampliando il numero dei soggetti disponibili ad accoglierne le richieste di collaborazione, soprattutto nel settore del trasporto e dello spaccio di sostanze stupefacenti». Così «i drammi sociali, umani e ambientali hanno rappresentato macabre occasioni di sciacallaggio e di grande guadagno per mafia, camorra e ’ndrangheta».

Di fronte a tutto questo, è l’invito della Commissione, «la politica, attraverso le sue istituzioni, è chiamata ad avere un ruolo importante e nettissimo». Partendo «dalla sensibilità antimafia, finora sostanzialmente apparsa in seconda linea, su ogni singolo provvedimento sul quale si possano manifestare forme di attacco da parte degli interessi mafiosi». E qui la Commissione fa una precisa denuncia: «Non è pensabile un Piano di Rilancio del Paese, che non abbia fra i propri punti di forza il contrasto alle mafie che strangolano il Paese e ne condannano inesorabilmente i cittadini in una situazione di subalternità e povertà crescente».

Per questo l’Antimafia auspica che «si manifesti un cambio di sensibilità forte, affrontando in maniera esplicita il tema della lotta alle mafie in epoca pandemica in ogni azione e posizionamento governativo». Anche perchè, avverte la Commissione, «la longa manus mafiosa si muoverà con sempre maggiore decisione proprio dalla fine della pandemia, quando cioè sarà risolta l’emergenza sanitaria, ma rimarranno sul terreno i cocci di un tessuto socioeconomico devastato». Anche per questo non basterà un intervento solo nazionale, e «il livello di conflitto contro le mafie non potrà che essere europeo». Antonio Mira, Avvenire

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